Obama l’altra sera ha strigliato la Naacp, che pure in cento anni ha fatto per la causa degli afro-americani qualcosina in più di quello che in centocinquanta hanno ottenuto da noi i padri del meridionalismo e i grandi ministri del mezzogiorno. Obama, che è nero come Napolitano è di Napoli. E’ appena andato in Ghana, e agli africani ha detto: prendete in mano il vostro destino, la colpa dei vostri mali da lungo tempo è anche vostra. Parole che, senza nulla togliere e con tutto il rispetto, hanno un afflato un po’ più da Terzo millennio che dire invece: “Nell’attuale situazione di crisi economica e finanziaria, che spinge a dare priorità agli interventi che possono mitigarne gli effetti sulle famiglie e sulle imprese” è necessario “reagire accrescendo la consapevolezza, nelle istituzioni e in tutta la società italiana, del carattere prioritario e della portata strategica dell’obiettivo del superamento dei divari tra nord e sud”. Non è che Obama si sia ricacciata nel fondo dei calzoni la sua origine. Anzi, ha detto: “Ciò che celebriamo stasera non è solo il viaggio della Naacp, ma il viaggio che noi, come americani, abbiamo compiuto in cento anni”. (Applausi). “Un viaggio che ci riporta a prima del diritto di voto, della legge sui diritti civili, della ‘Brown v. Board of Education’”. Ma poi ha aggiunto che “nessuno ha già scritto il vostro destino per voi, lì fuori ci sono molti altri Barack Obama che un giorno potranno diventare presidenti”. E non solo “sportivi e ballerini”. Cantanti e calciatori, l’eterno “riscatto del Sud”, che ormai è buono solo per le fiction Rai. “Il vostro destino è nelle vostre mani, non dimenticatelo”.
E’ un po’ più dell’appello alla perequazione e alla buona amministrazione. Ed è qualcosa di diverso dal richiamo ottimista di un afro-americano che ce l’ha fatta. Forse è solo un sogno da meridionalisti valtellinesi, ma sarebbe bello sentire anche Napolitano, un giorno, spronare il sud uscendo un po’ dal campo seminato, quello che sempre denuncia i risultati “insufficienti” delle politiche di riequilibrio territoriale. E fermamente auspica il necessario “forte impegno di efficienza e di innovazione da parte delle istituzioni meridionali”; specificando però che “questo impegno non sarebbe sufficiente senza il supporto di una strategia di politica economica nazionale mirata al superamento dei divari in termini di dotazione di infrastrutture, di investimento in capitale umano, di rendimento delle amministrazioni pubbliche e di qualità dei servizi pubblici”. Quanto si farebbe prima a poter tradurre una frase come: “They also knew that here, in America, change would have to come from the people”. Senza nulla togliere, sia detto, nemmeno al sacrosanto e a volte ben fatto lavoro politico – minaccia contratta e ottieni – dei Lombardo o dei Micciché e dell’orgoglioso partito del sud. Sebbene i meridionalisti di oggi sembrino più che altro sudisti – e i sudisti erano quelli delle piantagioni – tali e quali certi tipi di padani. Il che rischia di prestare il fianco a battutacce nordiste come quella del ministro trevigiano Luca Zaia: “Cosa manca al Partito del sud per assomigliare alla Lega? Gli manca il nord”.
Il governatore Lombardo, dopo che il Cipe ha pompato verso la Sicilia quattro miliardi e spiccioli di euro di investimenti (il piano Marshall, lo ha definito Berlusconi), da buon politico che fa il suo mestiere ha commentato: “Come si dice, soddisfatti o rimborsati? Ecco, sono soddisfatto perché rimborsato”. Tremonti, si sa, preferirebbe chiamarla la nuova Cassa del mezzogiorno. E ci vorrebbe Montanelli a ricordare come per De Gasperi Cassa fosse una “parola dal suono bottegaio”, e non fosse entusiasta della trovata. Ai suoi concittadini afro-americani, quelli della Naacp “senza il cui impegno oggi io non sarei diventato presidente”, Obama ha detto, senza girarci intorno: “Quando guido per Harlem o nei quartieri del South Side di Chicago e vedo quei giovani spacciatori all’angolo, mi dico ‘quello potrei essere io’”. E ha aggiunto che, se non è finita così, il merito è della severità e della grinta di sua madre. “Se non fosse stato per lei la mia vita avrebbe preso una piega tutta diversa”. A un’ipotetica “Associazione nazionale per il progresso della gente meridionale”, sarebbe una novità sentire un Napolitano che dicesse: “Certo, se vivete in una regione o un quartiere povero, dovrete affrontare sfide che qualcun altro di una zona ricca invece non dovrà affrontare”. Aggiungendo però: “Nessuno ha già scritto il vostro destino”. O almeno, qualcosa che suonasse come: “Basta col lassismo. E anche con il milazzismo”. (Applausi).